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Il D.Lgs. 231: cosa è, chi prende in causa e come.

agosto 4, 2011

Sulla base del D.Lgs. 231/01, le aziende e gli enti in genere possono essere chiamati a rispondere in sede penale per taluni reati commessi nel proprio interesse o vantaggio dai propri amministratori o dipendenti. Si tratta, pertanto, di una disposizione normativa che disciplina la responsabilità diretta delle aziende e degli enti in genere, in aggiunta alle responsabilità civili e penali delle quali deve già rispondere il relativo rappresentante legale o il c.d.a. L’Ente è responsabile per i reati commessi, nel suo interesse e a suo vantaggio, da: – persone che rivestono funzioni di rappresentanza, amministrazione, direzione; – da una sua unità organizzativa autonoma; – chi esercita di fatto poteri di gestione e controllo; – persone soggette a direzione e vigilanza.

L’elenco dei reati che possono portare alla responsabilità delle aziende e degli enti sulla base del D.Lgs. 231/01 comprende i reati connessi alla tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (omicidio e lesioni gravi o gravissime), nonché la generalità dei reati di tipo doloso (ossia commessi con intenzione) tra i quali: – reati contro la Pubblica Amministrazione, – reati societari, – delitti con finalità di terrorismo o eversione dell’ordine democratico, – delitti contro la personalità individuale, – manipolazione del mercato e abuso di informazioni privilegiate, – reati transnazionali (riciclaggio, traffico di migranti), – reati di criminalità informatica.

Le sanzioni a cui l’azienda o l’ente in genere potrebbero essere soggetto sono di tipo interdittivo (interdizione anche fino ad un anno dall’esercizio dell’attività; sospensione o revoca di autorizzazioni/licenze/concessioni; mancata ammissione a gare di fornitura della P.A.; esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e revoca di quelli concessi; divieto di pubblicizzare i propri beni o servizi, etc.), nonché di tipo pecuniario, applicabili per “quote” (il cui valore oscilla da 258 a 1.549 euro pro quota) sulla base del reato e della gravità della responsabilità dell’azienda. A titolo di esempio, si ricorda che con riferimento ai reati in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro le sanzioni possono arrivare sino all’importo di 1.549.000 euro.

Vi è comunque la possibilità, per l’azienda o l’ente, di evitare la responsabilità prevista dal D. Lgs. 231/01. Tale esenzione è subordinata all’adozione, da parte dell’azienda o dell’ente e prima della commissione del reato, di un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire i reati commessi (c.d. modello 231). L’osservanza e il funzionamento del modello deve essere affidata ad un organismo di vigilanza terzo, dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo. Una volta adottato, il modello deve essere periodicamente verificato e aggiornato quando cambia l’organizzazione o l’attività, ovvero nel caso di significative violazioni. Unitamente al modello, l’azienda o l’ente devono approntare ed applicare un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello. Funzione del modello è quella di impedire o contrastare la commissione dei reati sanzionati dalla 231 da parte degli amministratori o dipendenti. In particolare, l’adozione del modello ha l’effetto di attribuire a ciascun individuo o funzione aziendale la responsabilità propria, differenziandola rispetto a quella di altri individui/ funzioni attraverso l’attribuzione di compiti specifici, nonché distinguere la responsabilità degli individui da quella dell’azienda o ente.

L’adozione del modello, allo stato attuale, non è obbligatoria (anche se la sua non adozione rende comunque passibile di responsabilità l’azienda o l’ente) ma lo diventa – di fatto – quando l’azienda o l’ente hanno necessità di accreditarsi presso una Pubblica Amministrazione. Si ricorda infine che, ai sensi della delibera INAIl n. 79/2010, l’azienda o l’ente che adottano il modello potranno beneficiare di una riduzione del premio INAIL che, in alcuni casi, può arrivare sino al 30% dell’importo totale del premio. Ciò in quanto, ai sensi della suddetta delibera, l’adozione del modello è considerata dall’INAIL quale “intervento finalizzato al miglioramento delle condizioni di sicurezza e di igiene sul lavoro”, che rappresenta un’evidente testimonianza dell’impegno e dell’attenzione dell’azienda o ente in merito alla sicurezza dei propri lavoratori. Da ciò consegue che l’investimento fatto dall’azienda o ente per l’adozione del modello, oltre ad evitare (ove efficacemente attuato) l’applicazione della responsabilità penale ex D.Lgs. 231/01, verrà abbondantemente compensato dal risparmio dei costi assicurativi a carico dell’azienda.

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